domenica 11 marzo 2012

x_3c1779bc


Scoviamo questo fariseo che infesta la nostra fede e le nostre chiese, scacciamolo come ospite indesiderato.
Veniamo al dunque. Primo colpo: legano pesanti fardelli sulle spalle della gente e loro non li toccano neppure.
A me si rivolge Gesù, a me , ma anche a te amico. Gesù ha veramente una libertà incredibile nel sognare il popolo dei credenti.
Vivo talvolta la fede e tutto ciò che ci ruota attorno con migliaia di sensi di colpa. Mi trovo davanti un muro di leggi umane, di disposizioni inventate dagli uomini che non c'entrano poi un granché con la parola annunciata da Gesù

. Mi convinco che la chiesa non possa che andare avanti così, non mi sfiora neppure l'idea che ci possa essere anche un altro modo di vivere la fede. Mi hanno insegnato che si è sempre fatto così. Una di quelle frasi che non permettono mai alcun orizzonte di novità. Ma dico io: siamo un'organizzazione noi? Siamo solo un'enorme struttura planetaria, organizzata dalla a alla zeta, legata da pesanti fardelli che non si sa più da dove arrivino e perché?
No, non voglio morire d'organizzazione. Non voglio conquistarmi dei meriti di fronte a Dio perché obbedisco a leggi che non vengono neppure da lui.
Mi mette con le spalle al muro Gesù: anzitutto se carico altri di pesi che io neppure sfioro con un dito.
Mi mette con le spalle al muro: con gli altri esigente, con me indulgente. Non è vero che mi capita come prete d'esser proprio così? Esigo che gli altri abbiano sempre tempo, che dicano sempre si, che siano sempre pronti, che la pensino proprio come me, facciano proprio come voglio io...
C'è da pensare amici. Prendiamoci del tempo. Siamo autentici
Secondo colpo.
Fanno le loro opere per essere ammirati. Allargano i filatteri, allungano le frange. Per essere ammirato da Dio mi metto una divisa, devo distinguermi, devo essere riconosciuto e notato. La divisa porta nel proprio significato il termine divisione. S'intende, mica mi voglio accanire con chi porta la divisa. Per carità. Però è bene capire che di fronte a Dio non ci sono divise da indossare, non occorre farsi vedere. Non occorrono copricapi che ci innalzino sopra gli altri. Non sarebbe l'ora di rivedere certe divise di noialtri uomini di chiesa?
Mi mette con le spalle al muro Gesù: fatti riconoscere dal tuo stile di vita, non dalla divisa.
Mi mette con le spalle al muro Gesù: l'unico copricapo suo fu la corona di spine.
Terzo colpo.
Amano i posti di onore, i saluti nelle piazze, gli inchini, i baciamani. La scelta di seguire Gesù ci porta a scegliere i crocicchi delle strade più che le piazze, a diffidare dagli inchini dei potenti, a scegliere gli invisibili, ad essere riconosciuti da chi perde il posto di lavoro, a non sentirsi maestri ma fratelli.
Mi mette con le spalle al muro Gesù: sono io l'unico rabbì, l'unico maestro, la sola guida in grado di portarti alla gioia della vita. E noi che ci gloriamo dei nostri titoli, dei nostri ruoli ed incarichi. Convinti che la chiesa sia una nostra proprietà . Nessuno lo dice così, certo. Tuttavia siamo noi a guidare, a dirigere, a comandare, a decidere cosa è bene e cosa non lo è per la comunità.
Mi mette con le spalle al muro Gesù: là dove approfitto del mio ruolo e faccio passar per parola di Dio parole solamente mie.
Quarto colpo.
Il più grande non è il più bravo, quello con più savoir faire. Il più grande non è il più organizzato, il più intelligente,
Il più grande tra voi sia vostro servo. Punto.


E sento nostalgia. Nostalgia di camminare senza nulla. A piedi nudi e senza copricapo. Fratello tra fratelli. Dietro all'unico Maestro, mio e tuo.

Nessun commento: